|
"LO SBOCCIARE DI UN AMORE"
Oggi è l'alba, l'alba del 21 marzo, oggi inizia la primavera, oggi tornerà a splendere
la vita.
Stamattina mi sono svegliata presto solo per godere del calore di questa prima alba
primaverile, per poter rimanere sola con me stessa, con tutti i miei sogni e con quella
parte del mondo serena, della quale si può apprezzare tutto, per ascoltare il silenzio,
prima che l'altra "faccia" della Terra si ridesti, prima che ricominci la vita frenetica
di sempre. Di fronte casa mia vi era un parco naturale, certo era un parchetto,
insignificante all'apparenza, tuttavia era, una meravigliosa testimonianza della
maestosità della natura. In esso si trovava anche uno stagno; io ero solita ritirarmici
per riflettere o per stare sola, adoravo quel luogo, vi erano anche molti animali,
ma erano troppo timorosi per potersi pavoneggiare dinnanzi a delle persone. Il giorno
prima, però, ero tristemente venuta a sapere di un fatto veramente terribile:
l'amministrazione comunale voleva eliminare il mio rifugio per rimpiazzarlo con negozi
o altri edifici-spazzatura che avrebbero fruttato più denaro.
Appoggiata al davanzale della finestra, dalla quale potevo scorgere quel bellissimo
angolo di paradiso, ho cercato di non pensare a ciò che avrei potuto vedere da lì a
qualche giorno: una catena di edifici che avrebbe limitato o addirittura eliminato
la possibilità di poter ancora assaporare la bellezza dell'alba; così ho posto lo
sguardo oltre l'apparenza, ho prestato attenzione al cinguettio degli uccelli, alle
prime rondini, le cui dolci melodie da tempo non riuscivo più ad udire, quelle note
uniche che mi riempivano il cuore di gioia e di malinconia al tempo stesso. D'un tratto
una lieve pioggerella prese a scivolare dal cielo terso e chiaro; le goccioline
brillavano sui boccioli dei fiori e parevano lacrime, lacrime di una natura che sa già
cosa le attenderà dopo quel risveglio: un mondo nel quale non c'è spazio per lei, così
incantevole, così pura e così candida da essere invidiata, troppo benevola per essere
custodita e protetta da quell'essere che è l'uomo, quell'essere sempre troppo
indaffarato per potersi fermare, cogliere e contemplare, soltanto per un attimo,
il profumo di una semplice rosa, il fruscio di un alberello.
La pace e la tranquillità, che respiravo nell'aria, erano talmente piacevoli che
avrei desiderato trattenere quel momento ancora un poco: da quella finestra aperta
sul mondo ebbe inizio così una bella giornata...
Dopo aver ammirato il panorama mi sono resa conto che ero già in ritardo, dovevo
sbrigarmi se non volevo perdere l'autobus; mi sono vestita in fretta e furia e sono
uscita da casa. Il pullman, con destinazione la tanto odiata ed amata scuola, arrivò
puntuale come non mai, feci appena in tempo a salire. Seduta al mio solito posto mi
divertivo a scorrere lo sguardo con aria disinteressata attraverso il finestrino,
cogliendo le diversità dei molteplici paesaggi che si susseguivano velocemente l'uno
con l'altro e nel frattempo discutevo con le mie amiche del più e del meno e dei più
svariati pettegolezzi; d'un tratto, però, salì sulla corriera un nuovo ragazzo: doveva
avere circa la mia età ovvero 14 anni, era biondo con capelli corti e occhi azzurri,
aveva un piccolo piercing sull'estremità dell'orecchio sinistro. Il primo impatto non
era dei migliori, mi sembrava avesse un'aria troppo spavalda, sembrava sicuro di sé
nonostante non conoscesse nessuno del posto (visto il suo recente trasferimento).
Mentre lo osservavo cercando di capire che tipo fosse, lui si voltò verso di me e mi
notò, i nostri sguardi s'incrociarono, un turbinio d'emozioni invase il mio cuore;
sul suo viso d'un tratto si era formato un piccolo sorriso, s'avvicinò e si sedette
accanto a me...
-Ciao, come ti chiami?- queste sono le prime parole che disse.
-Io? Bè… Martina e...tu?-
-Gabriele, spero non ti sia spiaciuto che mi sia seduto qui, il fatto è che volevo
fare conoscenza con qualcuno ed il tuo viso è quello che mi ha attratto di più-
-No, no, affatto, non preoccuparti- il colorito della mia pelle stava assumendo
il colore dei pomodori maturi, sentivo le guance ardere, era un ragazzo molto bello
e, più avanti, forse saremmo potuti diventare amici. In quel momento il pullman
si fermò: ci trovavamo davanti alla scuola, quell'edificio che contiene più emozioni
di quante io né possa conoscere. Dopo essere scesa mi precipitai dai miei amici e
feci le presentazioni, come prevedevo, Gabriele fece rapidamente amicizia con i più
"cool" della classe, più tardi ebbi anche modo di scoprire che il nuovo ragazzo
sarebbe stato inserito nella mia classe.
Quel giorno Gabriele ed io capimmo di avere molte cose in comune: entrambi adoravamo
lo sport e l'inglese, ci piaceva stare con gli amici e avevamo vari aspetti caratteriali
simili, ma la cosa che più ci accomunava era l'amore per la natura, quell'enorme
passione che mi colmava il cuore di felicità era ricambiata per la prima volta da un
ragazzo. Il pomeriggio invitai Gabriele a casa mia per aiutarlo col programma di studio,
poi gli raccontai del progetto d'eliminazione del piccolo bosco, lui volle immediatamente
vedere quel posto, così, glielo mostrai, rimase incantato da tutto ciò, era un paesaggio
di una bellezza indescrivibile, la calma e tranquillità che si respiravano mi faceva
sentire in pace col mondo, quando mi trovavo in mezzo a tutto ciò il dolore si alleviava
ed i problemi restavano al di fuori. Quel parco era la mia casa, al solo pensiero di
esserne privata scoppiai a piangere, non potevo accettarlo, non potevano farlo, tutto
il mio mondo non poteva essere spazzato via per fare spazio a delle inutili costruzioni
d'infelicità, d'insoddisfazione e di monotonia, no! Gabriele mi guardò ed intenerito
si avvicinò e mi rassicurò, sussurrandomi dolcemente che non ce ne saremmo restati
fermi a guardare senza esporre il nostro pensiero. Ci sedemmo, così, su una panchina,
accostata ad un anziano salice piangente (quello era il mio albero preferito, l'avevo
sempre amato, era il mio migliore amico e con lui mi confidavo sempre) e, ispirati da
quel luogo quasi surreale, cominciammo ad abbozzare un progetto di rivolta per conservare
il parco.
Il giorno dopo a scuola i nostri compagni seppero delle nostre intenzioni e vollero
unirsi a noi per aiutarci; quel pomeriggio decidemmo di andare al Municipio per chiedere
spiegazioni e cercare di suscitare qualche rimorso o senso di colpa, facendo sì che i
responsabili si decidessero a tornare sui propri passi...
-...Ma, signore, deve capire che eliminando quel piccolo angolo verde, eliminerà l'unica
zona pura, genuina ed incontaminata di tutto il paese. Molti bambini il pomeriggio
vanno a giocare in quel parco, molti anziani vi fanno passeggiate salutari e molti
animali vi trovano riparo la notte; se solo lei sapesse cosa significa quel parco per
alcuni di noi, se solo lei avesse un po' di tempo libero per fermarsi a godere di tutte
le sensazioni che quel luogo sprigiona, se solo lei...-
Purtroppo non ho potuto finire: non ci hanno voluto ascoltare.
Ormai gli uomini non hanno più tempo da dedicare a ciò che offre solo soddisfazioni
spirituali e non materiali, i "grandi", ora, sono rimasti privi di sensibilità, privi
di un senso di compiaciuta soddisfazione sapendo che hanno la possibilità di far felice
anche solo un piccolo bambino, no… non hanno più tempo per ascoltare quelle sdolcinate
fantasticherie che i figli propongono loro, pensano solo alla ragione economica.
Rassegnati, ce ne tornammo ognuno a casa propria, per un momento avevo sperato di
poter cambiare il corso del destino, per un momento avevo creduto di aver trovato la
persona giusta, l'iniziativa giusta, disponevamo di tutto ciò che ci serviva:
determinazione, organizzazione, coraggio… ma non servì a niente.
A casa mi chiusi in camera e delle lacrime presero a scendere dal mio volto, non piango
spesso ma questa volta ero veramente disperata, mi sentivo d'aver fallito nel mio intento,
tutto attorno a me pareva tinto di grigio, tutto sembrava triste e monotono come sarebbe
diventato da lì a poco l'intero territorio senza quel modesto cantuccio di verde.
Stavo decidendo di ritirarmi da quella lotta vana, quando mi sovvenne un'idea; chiamai
subito Gabri e gli altri e decidemmo di trovarci dopo cena davanti al parco... la missione
non era ancora conclusa, nel frattempo andai a comprare gli unici materiali che ci
servivano: pennelli e tempere solubili.
La sera, innanzi al parco illustrai a grande linea il mio piano:
-Allora, stavo pensando che, dopo la cancellazione del parco spariranno lentamente
tutte le aree verdi della zona, quindi, perché non mostriamo ora ai cittadini quello
che diventerà questo paesaggio in un domani non troppo lontano?-
-Mi dispiace Marti, ma non riusciamo a capirti-
Alcune mie amiche mi guardavano con aria spaesata; decisi di arrivare al dunque.
-Ho comprato tutti questi recipienti di tempera grigia perché ho intenzione di dipingere
tutte le finestre di tutte le case, tutti i finestrini di tutte le macchine e tutte
le vetrine di tutti i negozi di grigio, cosicché la gente possa rendersi conto di
quanto lugubre, cupa e malinconica potrà diventare questa zona, con i soli negozi
e con la sola fretta frenetica della vita quotidiana, senza un solo piccolo spazio
dedicato al rilassamento e alla liberazione da tutti i pensieri, inoltre, potremo
scrivere frasi significative sulle mura delle case come "il poter stare ancora immersi
nella natura non è un diritto, bensì un privilegio che non va sprecato" oppure
"la natura non ti tradisce mai, l'uomo sì" o altre come "salvaguarda tutto ciò che
è l'unica fonte di sostentamento dell'anima"-
Ci mettemmo all'opera subito, senza perdere tempo, senza farci scorgere da nessuno.
L'indomani… ci svegliammo tutti presto eravamo euforici, ma anche un po' inquieti.
Mi preparai per andare a scuola, uscii dalla casa e… un'orrenda città mi assalì ma,
insomma, questo era il nostro scopo.
Per strada, tutti i passanti si guardavano l'un con l'altro sbigottiti, altri
sbraitavano contro il mondo intero, altri ancora chiedevano spiegazioni al comune,
la gente aveva cambiato opinione riguardo al parco, eravamo riusciti a farli riflettere.
Dopo scuola io e i miei amici ci dividemmo i quartieri e le diverse vie e raccogliemmo
le firme per una petizione di tutela del parco, i favorevoli furono numerosissimi.
Il progetto d'edificazione dei vari negozi fu annullato.
La mia felicità era immensa ma ormai era sera, era ora di rientrare a casa... aprii
la finestra di camera mia, ero emozionata nel rivedere tutto quel paradiso con occhi
di felicità e serenità, in quel mentre, scorsi, affianco al salice, una persona,
era Gabriele: stava incidendo sulla corteccia dell'albero, le nostre due iniziali
delimitate da un bellissimo cuore, in quel momento lacrime di gioia scesero
involontariamente dai miei occhi ricolmi d'amore.
Lui, Gabriele, quel meraviglioso ragazzo era stato il primo, il primo ad imprimere
sul mio cuore l'evidente segno di un amore vero, di un amore sincero, fatto per
durare per tutta la vita.
Martina Stanzial
|