"LA FINESTRA DELLA TORRE"

Eliconie sorelle, aiutate l'acerbo genio
A concepir un nuovo canto
E a riportar senza dar tedio
La metrica antica a cui dar vanto.
Diva Calliope, aiutami a dar assedio
Alla nova poesia sciolta e al suo incanto.
In questo canto or dirò della vita
E del tempo, scorti da una finestra ardita.

Una notte in un sonno e sogno inquieto
Venne a trovarmi un'anima mal nata,
un uom con magre carni, mi salutò lieto.
Domandai:"chi tu sei?" con voce spaesata
Indi rispose: I' fui conte, e padre chieto
Ma per malaffare ho l'anima dannata.
Il sommo poeta parlò del mio dolor
E della morte del frutto del mio amor.

Intesi che colui ch'avea di fronte
Era Ugolino, indi tosto gli domandai:
"Perdona se ancor di dolor sarò fonte
Ma racconta della muda e dei tuoi guai
Prima di passar ancor l'Acheronte".
Allora egli cominciò:"come tu sai,
La cruda morte per fame mi prese
Ma prima che la vista mia si arrese,

Guardai la finestrella della torre infame
Com'era bella la mia città appena colta
Da un traditor col core di letame.
Guardai ancora un'ultima volta
Guardai ancora il mio reame
Guardai ancora Pisa che mi fu tolta.
All'improvviso non so se già matto
Vidi accader un orrendo fatto.

Il sole baciava il monte, gli alberi, le piante
I fiori si stendevano rigogliosi ai raggi
L'antico castello si ergeva dominante
Sulle piccole case, e un bosco di faggi
Lo circondava; poi d'un tratto da levante
Vidi legioni d'ombre e sette saggi.
Mi domandai cosa stesse per accadere
E sperai d'aver altro tempo per vedere.

I sette saggi lanciarono la legione
D'ombre oscure ad un massacro
Senza alcuna apparente ragione.
Colpivano l'uomo e distruggevano il sacro
Mentre nel resto della regione
I rimanenti pregavan l'alto simulacro.
Nel giro di poco tempo fu rasa
La città che avevo chiamato casa.

Poscia davanti a li miei occhi stanchi
Apparvero coloro che saggi credetti
Perché vecchi e coi capelli bianchi
E da costoro ancor dolor ricevetti
Perché mi dissero sicuri e franchi
Ch'ero perduto ch'eran costretti
A portarmi nell'inferno ghiacciato
A causa del tradimento che ho amato.

Poi ancora i canuti così parlarono:
"Noi siam li sette vizi dell'umanità
che con te e di te il male amarono
poi che hai rifiutato la cristianità.
L'ombre che hai visto che devastarono
La tua Pisa senza alcuna pietà
Debbi saper che tu l'hai create
E che nel tempo l'hai coltivate".

"Capii dunque che la città devastata
era il mio cor da tempo malato
era la mia anima mal allevata
e l'ombre invece eran il peccato
e la mia grande colpa mai perdonata
così per sempre or son dannato.
Tu giovane e acerbo cantor racconta
Ancor questo, e che lasci un'impronta.

Poscia la finestra che guardavo
Fu chiusa e s'aprì un varco profondo
E mi abbandonala vita che amavo
E mi ritrovai nell'inferno più fondo
E ancor gemevo e mi lamentavo
Del male ch'avevo fatto nel mondo.
In seguito l'odio mi vinse del tutto
E or rodo di Ruggeri il capo distrutto."

Poi Ugolino tornò dove tutto geme
E la finestra del sogno mio si chiuse.
Quanto dolor ancor il cor ti preme
Antico conte, e accetta le mie scuse
Se la mia lingua troppo freme
Ed escon parole veloci troppo confuse.
Così a causa di una finestra ardita
Ugolino capì come perse l'eterna vita.


Luca Battaglini