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"UN AMORE DI-VERSO"
PRIMO MOMENTO
Né ti risveglia amor
DIARIO DI IVAN, 10 ANNI
Io amo:
- il nonno
- il treno
- Giosuè Carducci
Il nonno di Ivan aveva lavorato per quarant'anni nelle ferrovie
e ancora ne parlava come di "un'unica grande famiglia".
Ripensando a lui, molti anni dopo, Ivan lo avrebbe definito
usando le parole di Schlegel: "Tutto poteva eccitarlo, niente
poteva bastargli; era come se volesse abbracciare il mondo e
non potesse afferrare niente".
Per Natale il nonno aveva regalato a Ivan una locomotiva
che viaggiava su una rotaia in miniatura e Ivan si divertiva
a immaginare i viaggi nel tempo che avrebbe potuto fare.
Era strano pensare ad una locomotiva che viaggiasse nel tempo,
ma Ivan, che aveva di recente visto in televisione un programma
che parlava proprio di spostamenti nel tempo, amava immaginare
che fosse proprio quella locomotiva il mezzo di trasporto ideale
per viaggiare avanti e indietro nella storia. A conti fatti era
relativamente piccola rispetto alle grosse navi spaziali che di
solito venivano impiegate per questi scopi e consumava carbone,
non qualche strano elemento chimico dalla difficile pronuncia.
Quindi sì, per Ivan era di sicuro il mezzo ideale. Fantasticava
su questo quando la maestra di italiano entrò in classe con una
novità. Teneva in mano un grosso libro dalla copertina marrone
piuttosto rovinata. Lo posò sulla cattedra e, aprendolo, si
notarono le pagine ingiallite dal tempo.
- Questa è un'antologia, la usavo quando andavo alle medie-.
E scrisse la definizione di antologia alla lavagna:
raccolta di brani scelti, in versi o in prosa, di uno o più autori.
La settimana scorsa la maestra aveva insegnato alla classe la differenza
tra versi e prosa.
- Vi ho portato questo libro perché vorrei leggervi una poesia che
a me piace molto. È di Giosuè Carducci, qualcuno sa chi è?-
Nessuno naturalmente.
- Giosuè Carducci e nato nel 1835 a…- La classe era già distratta.
Ivan sapeva chi era Giosuè Carducci. Il nonno, che amava moltissimo
la poesia, spesso, per divertimento, si esprimeva citando i suoi
poeti preferiti, e Carducci era uno di questi. Il nonno gliene aveva
parlato spesso, ma non gli aveva spiegato quasi niente di lui.
Ogni volta che lo nominava, il nonno si limitava a dire: -Ti sarebbe
piaciuto, se lo avessi conosciuto-. Ivan pensava che il nonno e
questo Carducci fossero amici, ma non aveva mai osato chiedere
conferma. Ogni volta che diceva qualcosa di strano, tutti lo
guardavano con un'espressione pietosa, e lui sospettava che anche
domandare al nonno della sua presunta amicizia con Carducci fosse
una cosa strana da chiedere. Per questo non aveva alzato la mano,
quando la maestra aveva chiesto alla classe chi conoscesse Carducci.
Ivan si sentiva già abbastanza diverso dagli altri, e conoscere un
poeta che nessuno dei suoi compagni aveva mai sentito nominare non
avrebbe giovato alla sua situazione.
- La poesia che vi voglio leggere si intitola "Pianto Antico"-
"Che nome strano" pensò Ivan, che se ne intendeva di pianti ma non
di antichità.
- È una poesia molto triste, Carducci l'ha scritta nel 1871 per suo
figlio Dante, che era morto un anno prima-
"Poverino" pensò Ivan. Provava un po' di pena per quel vecchio poeta
che aveva perso il figlio, perché di certo lui aveva tanti ricordi
del bambino che aveva visto nascere e crescere. "E i ricordi non sono
mai felici" pensava.
- Adesso leggerò la poesia. Non preoccupatevi se non capite tutto subito,
poi la analizziamo insieme-
Ed era, in effetti, la poesia più triste che Ivan avesse sentito,
e con un nonno come il suo in casa, di poesie ne aveva già sentite
parecchie. Parlava del ricordo che il vecchio poeta aveva di suo figlio
mentre giocava in giardino. Però non era un ricordo felice, perché nel
suo cuore il poeta sapeva che, essendo solo un ricordo, non avrebbe più
potuto essere reale, e tutto l'amore che provava per il suo bambino,
pur essendo reale, non l'avrebbe mai riportato in vita.
In quel momento Ivan, dopo aver ascoltato quella triste poesia, prese
la sua decisione.

Andrea Marai, 2A Grafici
DIARIO DI IVAN, 10 ANNI
L'AMORE HA LE SUE RAGIONI
Il primo viaggio nel tempo che farò quando costruirò una locomotiva grande
abbastanza, sarà da Giosuè Carducci, per dargli la lettera che gli ho scritto.
La copio qui, nel caso la perdessi.
"Caro Giosuè Carducci,
mio nonno mi parla spesso di te, dice che se io ti avessi conosciuto mi saresti
piaciuto. Non capisco se dice così perché tu e lui vi siete conosciuti oppure
perché gli piacciono le tue poesie e basta. Io non gliel'ho mai chiesto,
ho paura a farlo, perché ogni volta che faccio qualche domanda strana tutti
mi guardano come se fossi scemo. Comunque non è per questo che ti scrivo.
Oggi in classe la maestra ci ha letto la tua poesia "Pianto Antico" e ci ha
detto che l'hai scritta per il tuo bambino, Dante, che è morto. Intanto volevo
farti i complimenti, perché è una poesia davvero molto bella. poi volevo dirti
che mi dispiace per la tua perdita. Anch'io ho perso una persona, il mio papà,
che è morto quando io ero molto piccolo, infatti non me lo ricordo. Però penso
che se fossi stato grande abbastanza, anch'io gli avrei dedicato una poesia,
così i ricordi mi sarebbero sembrati più reali. Però non so cosa si prova
quando muore qualcuno che ami, quindi purtroppo non so cosa dire per farti
stare meglio. Però avrei un'idea: siccome io sono senza papà e tu senza figlio,
se vuoi mi puoi adottare. A me piacerebbe avere te come papà, perché mio nonno
ti ama e quindi vuol dire che sei una brava persona, e perché leggendo la tua
poesia ho capito che tu amavi molto tuo figlio, e puoi amare anche me allo
stesso modo. Cosa ne dici? Pensaci!
Ti amo,
Ivan.
SECONDO MOMENTO
Possente mi sovrasta la vita
DIARIO DI IVAN, 36 ANNI
Io amo:
- Serena
- Claude Monet
- Walt Whitman
Nella galleria d'arte dove lavorava come curatore, Ivan non aveva molti momenti
né spazi per ripensare alla sua vita. Del resto, erano passati i giorni in cui
aveva sperato, fresco di laurea in Storia dell'Arte, di mettere le mani su un
autentico Monet e scoprirne e carpirne i segreti più profondi. E non aveva più
nemmeno 10 anni, per sperare di trovare la sua mancante figura paterna in un
poeta morto da decenni. No, la vita era un'altra per lui, adesso. Si alzava
la mattina, tutti i giorni alla stessa ora, accanto a sua moglie Serena. Si
addormentava tutte le notti, alla stessa ora, accanto a Serena. Amava tutti i
giorni Serena, con lo stesso freddo impeto, con la stessa brutale monotonia.
E, ironia della sorte, lui che aveva tanto anelato ad un padre, ora si ritrovava
senza figli da amare.
"È il destino" pensava "che non vuole che io riversi le mie frustrazioni di
bambino senza un padre sui miei figli".
Durante il periodo dell'università, aveva un compagno di studi che preferiva
agli altri, Gianluca, un artista gay la cui frase preferita era una citazione
di Nietzsche: "Bisogna avere un caos dentro di sé per generare una stella
danzante". Fuori o dentro, comunque, la vita di Gianluca era più che un caos.
Per il ventitreesimo compleanno di Ivan, Gianluca gli aveva regalato Foglie
d'Erba, la raccolta di poesie di Walt Whitman. Non appena Ivan scartò il regalo,
si rese conto di quanto, nella sua piacevole semplicità, quel dono fosse
estremamente complicato. E questo per tre ragioni: innanzitutto Whitman era
un omosessuale, anche se per Ivan era piuttosto riduttivo definirlo semplicemente
un omosessuale, poi il libro che ora si trovava nelle mani di Ivan non era
fresco di negozio, ma era quello appartenuto a Gianluca (Ivan se lo ricordava,
Gianluca, che piombava in camera in mutande tenendo in mano quel libro e
declamando a gran voce Canto il sé mentre lui preparava il suo esame) e infine
conteneva una citazione di Pennac: "Quel che abbiamo letto di più bello lo
dobbiamo quasi sempre ad una persona cara. Forse proprio perché la peculiarità
del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire. Amare
vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che
preferiamo. E queste preferenze condivise popolano l'invisibile cittadella
della nostra liberta. Noi siamo abitati da libri e da amici".
Non che Ivan non avesse mai letto Whitman, ma ora lo leggeva con occhi diversi,
gli stessi occhi diversi con i quali, dopo aver ricevuto da lui quel regalo,
guardava Gianluca, che adesso per lui era diventato il "Capitano!". E in quella
vita, che ora sembrava lontana mille milioni di chilometri, Ivan si diceva,
come Shaw si era detto: "Io sogno di cose che non sono mai esistite e dico:
perché no?".
Ma ora che la pesante quotidianità stendeva il suo grigio velo sulla sua vita,
Ivan si ritrovava, a quasi quarant'anni, a non aver ancora provato "la gioia
di quella vasta, elementare empatia che solo l'anima umana è capace di generare
e di emettere in continue illimitate onde". E pensava che nemmeno Walt, il cui
spirito riposava dentro Foglie d'erba aperto sulla scrivania, avrebbe potuto
aiutarlo. Ma si sbagliava. Ivan prese in mano il libro, voltò le pagine fino
alla poesia che amava e, ad un tratto, rileggendola, prese la sua decisione.
DIARIO DI IVAN, 36 ANNI
NOTTE DI UN GIORNO QUALUNQUE
So che tu mi capisci, Walt, perché quello che volevo fare stasera non è
quello che tu volevi da me. Ero cieco, perché ero innamorato. Ora vedo, e
ugualmente sono innamorato, perché tu non volevi che io dimenticassi me stesso,
la mia natura, solo per dimostrarti che ti amo. Grazie per avermi impedito di
rovinare il mio amore per e con Serena. So che non sei geloso. Il mio cuore è
suo, ma nel mio cuore ci sei tu. Serena, dormi adesso. È tutto passato.
"Il potente spettacolo continua"!
Serena, Walt, vi amo!
TERZO MOMENTO
Al di là della gente ti cerco
DIARIO DI IVAN, 68 ANNI
Io amo:
- ogni singolo giorno
- i ricordi
- Pedro Salinas
Gente che viene, gente che va.
Louise Labè diceva: "Io vivo, io muoio: io mi brucio e annego. Grandi ho,
di gioia, mescolati gli affanni".
Dopo il senso di colpa, un esaurimento nervoso, e una morte improvvisa,
provare ancora amore per ogni giorno che passa non è un fatto del tutto
scontato. Ivan non aveva più dieci anni, quando ricercava la sua figura
paterna in un poeta morto da raggiungere con una locomotiva nel tempo,
né trentasei anni, quando per troppo amore di un poeta gay, aveva quasi
tradito sua moglie con un uomo, quel uomo, trovato per caso all'angolo
di una strada. Ora, alle soglie dei sessanta, era di nuovo solo, come
all'inizio. Sua moglie, morta in un incidente pochi anni prima, aveva
avuto la fortuna di andarsene senza la consapevolezza del peccato di suo
marito. E Ivan aveva avuto la sfortuna di dover convivere con i ricordi,
che per tutta la vita aveva tentato di soffocare, ricercando in ogni momento
qualcuno o qualcosa da amare, per alleviare il peso degli anni che passavano.
Ora i ricordi, però, si insinuavano in ogni suo gesto, in ogni luogo e istante.
Ricordi di suo nonno, nella locomotiva sulla mensola in cantina. Ricordi di
Gianluca, ritrovato anni fa all'angolo di quella strada, nei libri dell'università
ancora sullo scaffale in sala. Ricordi di Serena, nella casa ora vuota della sua
presenza. E in ogni momento, ricordi degli amori, naufragati negli anni, dei poeti
che aveva amato, che gli avevano donato speranza. Ripensava spesso a John Clare,
che aveva detto:
"Io sono e tuttavia nessuno si cura di cosa io sia, o lo sa. I miei amici mi
abbandonano come una memoria perduta. Da me consumo i miei dolori".
La sua frantumata identità lo ricopriva. Da bambino solo, a marito perverso,
a vecchio scoraggiato. Il passo era breve. Dove aveva cercato, per tutta la
vita, l'amore?
DIARIO DI IVAN, 68 ANNI
ARMAGEDDON
Oggi ho letto Pedro Salinas. Lo amo per quello che scrive, non per quello
che mi dice, perché ho capito che tra me e lui e tutti gli altri che ho amato
esiste l'interpretazione.
Ciao nonno, come stai? È un po' che ti volevo ringraziare per quel trenino che
mi hai regalato quando ho compiuto dieci anni. Spero che tu stia bene, ovunque
tu sia. Non ti ho mai detto quanto ti ho amato, e quanto tu fossi stato "padre"
per me.
Gianluca, Capitano! Grazie per gli anni in cui siamo stati amici fedeli.
Dove sei ora? Cosa stai facendo? Ti prego, vieni via da quella strada.
Non volevo scappare, quella sera, ma avevo paura. Ora non ce l'ho più.
Ti amo, mio Capitano!
Serena, amore mio, non posso dimenticarti mai. Scusami per non aver capito,
grazie per non aver mai chiesto. Ti amo, sempre.
E voi, Giosuè, Walt, Pedro e tutti gli altri, grazie per avermi fatto amare
un po' di più.
Oggi ho capito che l'amore che ho cercato per tutta la vita, lo devo trovare
"al di là di me".
Devo vivere "al di là di tutto".
Chi mi ha conosciuto forse di me dirà, citando Frost, che "ho avuto una lite
d'amore col mondo".
Io di me stesso dico, non citando nessun altro che sia diverso da quello che
io oggi sono, che ho sempre vissuto un amore di-verso.
Laura Perina
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